Intervista a Giulia Della Ciana, autrice di Butterfly Effect

Tempo di lettura: 7 minuti

In questa intervista, Giulia Della Ciana ci parlerà del suo percorso artistico, delle sue ispirazioni e dei suoi sogni per il futuro. Un’occasione imperdibile per conoscere meglio una delle autrici più talentuose del panorama del fumetto italiano.

Chi è Giulia Della Ciana?

È una giovane autrice italiana che, con il suo talento e la sua passione, ha saputo conquistare un posto di rilievo nel panorama del fumetto giapponese. L’opera che l’ha resa celebre è Butterfly Effect e rappresenta un esempio dell’innovazione e della creatività degli autori italiani nel mondo del manga, dimostrando che il talento non conosce confini geografici.

Butterfly Effect, 
Copertina del Primo Volume della Perfect Edition
Butterfly Effect, Copertina del Primo Volume della Perfect Edition

In questa intervista, avremo il piacere di conoscere meglio Giulia Della Ciana. Scopriremo come è nata la sua passione per i manga, quali sono le sue fonti di ispirazione e quali sfide ha dovuto affrontare per affermarsi come mangaka italiana.

Intervista a Giulia Della Ciana

Diamo il benvenuto a Giulia e la ringraziamo di essere qui tra le pagine di Shoujo Love.

1. Come è iniziata la tua passione per il disegno e i manga giapponesi?

La passione per il disegno mi accompagna fin da quando ho memoria, adoravo le ore di disegno all’asilo e anche a casa passavo tutto il tempo a disegnare paesaggi ed animali. Solo intorno ai 9/10 anni, però, ho iniziato ad unire il disegno alla mia seconda passione: gli anime giapponesi. Li guardavo praticamente tutti i giorni fin da quando avevo 3 anni circa, ma intorno ai 9 anni, entrando in edicola, scoprii l’esistenza dei manga (dove abitavo io non esistevano fumetterie). Da lì, iniziai a copiare tutti i manga che i miei genitori mi acquistavano, desiderando pian piano di creare dei miei personaggi e storie, cosa che ovviamente, negli anni, mi portò dove sono oggi.

Butterfly Effect, Ania
Butterfly Effect, Ania

2. Quali sono stati i tuoi principali ispiratori nel mondo del manga shoujo?

Iniziai ad approcciarmi al manga proprio grazie agli shojo, in particolar modo i maho shojo come ad esempio Ufo Baby, Tokyo Mew Mew, Mermaid Melody, Sailor Moon, Pretty Cure, Doremì eccetera, anche se negli anni del liceo mi sono spostata gradualmente sugli shojo scolastici/romance come Maid Sama, Life oppure A un passo da te, pur mantenendo un po’ quell’affetto per la magia e le cose paranormali, infatti ho adorato anche Momo e Kobato. Chiaramente crescendo mi sono avvicinata anche a quelli un po’ più maturi come Nana o Paradise Kiss della Yazawa, penso sia normalissimo.

3. Puoi descrivere brevemente le tue opere più famose e quali temi affrontano?

Sicuramente la mia opera più famosa è Butterfly Effect, uno shojo ai (yuri soft), che conta 12 volumi (più una perfect edition di 10 volumi, di cui è appena uscito il primo) e tratta tantissime tematiche. Prima su tutte l’amore in tutte le sue forme, sia più comuni, che più particolari e insegna a rispettarle tutte, perché ogni forma d’amore ha valore. Ma si affrontano anche altre tematiche, forse più “cupe”, come il bullismo, la violenza (fisica e psicologica), il senso di colpa e il perdono, l’accettazione di se e il far fronte alle situazioni inaspettate e non sempre rosee che la vita ci propina, anche in adolescenza. In cantiere, da pubblicare dopo Butterfly Effect, ho anche Cursed Moon, che invece è uno Shojo urban fantasy a sfondo mitologico, in cui la tematica principale che accomuna tutti i personaggi è il senso rivalsa e la forza di volontà di voler prendere in mano le redini della propria vita, quando sembra che invece sia già tutto scritto.

Butterfly Effect, Steph
Butterfly Effect, Steph

4. Qual è stata la tua più grande sfida nell’entrare nel mondo della creazione di manga?

La mia più grande sfida, in questi anni, è stata contro il pregiudizio della gente. Molte persone erano, e purtroppo sono ancora, convinte che un italiano non possa creare un manga decente, figuriamoci poi se si tratta di una ragazza giovane, che scrive “storielle d’amore”. Il pregiudizio era altissimo e ne sentivo tutto il peso, soprattutto da parte del pubblico maschile, infatti, fino a qualche anno fa, ai miei firmacopie c’erano solo ragazze o eventualmente sporadici ragazzi inviati dalle fidanzate/sorelle/amiche/cugine. Poi, non so se grazie al potere mediatico di tiktok, o forse semplicemente perché in 10 anni i tempi cambiano, negli ultimi 2/3 anni, anche moltissimi ragazzi hanno iniziato a leggere il mio Butterfly Effect e ad apprezzarlo tanto. Viene spesso riconosciuto dai più come uno dei manga italiani da avere assolutamente in libreria e conta decine di migliaia di copie vendute…quindi non potrei essere più felice. Chiaramente il pregiudizio non verrà mai sconfitto del tutto, perciò non mi sento di dire che questa guerra l’ho vinta in definitiva, ma qualche battaglia sì e piano piano, continuerò a lavorarci e a dare sempre il massimo per creare opere shojo di qualità, che possano essere apprezzate da tutti i tipi di pubblico.

Le protagoniste di Butterfly Effect
Le protagoniste di Butterfly Effect

5. Parlando dei tuoi shoujo manga, quali elementi ritieni siano cruciali per coinvolgere il pubblico italiano?

Sono molti anni che faccio “esperimenti”, inserendo elementi e dinamiche diversi (ovviamente coerenti con la mia storia), cercando di capire cosa può piacere al pubblico italiano. Sicuramente, l’ambientazione in Italia è una di questi, perché rivedere in un’opera non solo i luoghi, ma soprattutto gli atteggiamenti, le gestualità, i modi di dire e di pensare che sono tipicamente italiani, crea molta empatia e coinvolgimento del pubblico, con i personaggi, cosa fondamentale in un manga. In più, bisogna capire anche quali cliché/dinamiche tra i personaggi sono tutt’oggi ancora apprezzate e quali invece hanno stufato. Una cosa che per esempio io detesto sono quelle situazioni assurde in cui i personaggi NON PARLANO e quindi si trascinano un’incomprensione, una stupidaggine, per volumi interi, per poi farla finire a tarallucci e vino. Ecco, questa cosa al giorno d’oggi, in cui la società punta molto sulla comunicazione e l’espressione delle proprie emozioni, secondo me è inaccettabile e un espediente di trama vecchio e pigro, preferirei piuttosto vedere uno scontro di idee, una riflessione e, in seguito, una comprensione. Confrontandomi con molte persone, ho riscontrato essere un odio abbastanza diffuso, così come per tutte quelle situazioni irreali in cui nessuno può rivedersi e quindi empatizzare coi personaggi, si torna sempre lì.

6. Qual è il significato dei manga shoujo per te personalmente? Perché hai scelto questo genere?

Degli shojo amo la capacità di veicolare le emozioni con delicatezza, eleganza e potenza, senza aver paura di trattare qualunque tipo di tematica sociale e psicologica. Lo stile pulito e arioso, l’uso così libero dei retini, che riescono tramite alcuni codici visivi a trasmettere un’emozione piuttosto che un’altra a seconda di come vengono usati, è una cosa che stimola molto la mia creatività e non riuscirei a pensare un manga che non sia shojo. Per non parlare della cosa più importante, ovvero che per un autore le proprie opere sono un’espressione intima di sé ed essendo io una persona che ama tutto ciò che è più stereotipicamente femminile (pur parlando come uno scaricatore di porto), non riuscirei ad esprimermi al 100% con qualcosa di diverso da questo.

Butterfly Effect, Dante
Butterfly Effect, Dante

7. Quali caratteristiche pensi debba avere un manga shojo diretto anche al pubblico maschile?

In base ai feedback dei miei lettori maschi e delle mie amicizie maschili che apprezzano e non apprezzano lo shojo, ho notato che ci sono effettivamente alcune caratteristiche che fanno più grip sui ragazzi, rispetto ad altre… Ovviamente andrò a generalizzare e qualcuno potrebbe non sentirsi rappresentato da ciò che dirò, però capita spesso che i ragazzi apprezzino le storie più asciutte e dirette, che non girano troppo intorno al punto della questione e che riescono ad emozionare senza perdersi in pensieri e monologhi interiori per troppo tempo, altrimenti vengono percepite come “melense” o “esagerate”. Altre cose che ho notato essere molto importanti sono: la comicità, se pungente meglio ancora, che va a sdrammatizzare e controbilanciare le parti più drammatiche o emotive; la tensione sessuale, da non intendersi come qualcosa di volgare, ma piuttosto una certa chimica che evidenzia attrazione carnale tra i personaggi (e possibilmente che prima o poi concludano qualcosa di più di una stretta di mano); una trama dinamica in cui accadono molte cose particolari o che abbia spesso colpi di scena; personaggi dal design e carattere ben riconoscibili; uno stile di disegno più deciso, con più contrasto di chiaro/scuri e senza eccedere con i “retini d’atmosfera” (bolle, pentagoni, fiori, sbrillocchi). Chiaramente, molti di quelli elencati sono aspetti che piacciono anche al pubblico femminile, perciò se un autore/autrice di shojo prende in considerazione queste caratteristiche nella stesura del manga, quasi sicuramente riuscirà a raggiungere un pubblico più ampio e variegato. Tra l’altro, in relazione a questo, nella vecchia edizione del mio manga Butterfly Effect sono molto evidenti tutti gli esperimenti stilistici e narrativi che ho fatto in questi 10 anni di pubblicazione, fino a trovare la quadra adatta alla nuova edizione “perfect”.

8. Cosa ritieni che distingua i tuoi shoujo manga dagli altri nel panorama italiano?

Nel panorama italiano ci sono tantissimi shojo manga molto validi, ognuno realizzato con stili grafici e tematiche molto differenti tra loro, ma non per questo meno appassionanti, certo, alcuni sono migliori di altri a livello tecnico, ma l’apprezzamento dipende molto spesso solo dal gusto personale, esattamente come accade anche per gli shojo giapponesi. Non ho la presunzione di dire che Butterfly Effect sia più famoso di altri perché migliore, banalmente la differenza sta nella pubblicità, come accade per qualsiasi altro prodotto. Chiaramente non è una pubblicità che mi è piovuta dal cielo, anzi, è una cosa che mi sono costruita in 10 anni di lavoro estenuante sui social ed è dipesa solo ed esclusivamente da me e dai miei investimenti, di tempo e denaro, nell’opera. Sono convinta che molti altri manga italiani (shojo o meno), con la giusta spinta, potrebbero raggiungere risultati simili, perché sono molto belli.

Butterfly Effect, un dolce bacio
Butterfly Effect, un dolce bacio

9. Quali consigli daresti a chi sogna di diventare un autore di manga shoujo in Italia?

Fare manga in Italia già di per sé non è semplicissimo, se poi si vuole fare shojo, la salita è ancora più ostica, perciò, una cosa che consiglio di fare è di creare delle storie che raggiungano un pubblico molto ampio, quindi, sicuramente quello femminile, di un’età compresa tra i 14 e i 20 anni (anche oltre se ci si riesce, alternando momenti più leggeri e più maturi), ma che possano adattarsi anche un minimo al pubblico maschile. Non siamo in Giappone e per fortuna non abbiamo i vincoli e i paletti che hanno loro nel dover creare storie per un target estremamente mirato di lettori. Se il nostro pubblico di riferimento è quello italiano, va studiato quello, prima ancora di strutturare una storia.
Chiaramente do per scontato che prima di arrivare anche solo alla proposta di pubblicazione, un autore o aspirante tale, abbia completato gli studi sulla tecnica manga e abbia un piano su come promuovere e lanciare la propria opera sui social, perché la casa editrice raramente lo farà, anche se è una cosa indispensabile, essendo la vendita spesso l’unica fonte di guadagno di un autore.

Tavole manga di Butterfly Effect

Ringraziamo di cuore Giulia per questa intervista. E voi avete letto il suo manga? Che ne pensate?


Credits

Si ringrazia Giulia Della Ciana per aver concesso questa intervista al sito di Shoujo Love.

Immagini: Giulia Della Ciana ©

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Intervista a Giulia Della Ciana, autrice di Butterfly Effect
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In questa intervista, Giulia Della Ciana ci parlerà del suo percorso artistico, delle sue ispirazioni e dei suoi sogni per il futuro. Un'occasione imperdibile per conoscere meglio una delle autrici più talentuose del panorama del fumetto italiano.
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