Mangaka

Bohra Naono

Tempo di lettura: 5 minuti

Nome e Cognome: Bohra Naono

Data di nascita: 11 Giugno

Segno Zodiacale: Gemelli

Gruppo Sanguigno: A

Sesso: Femmina

Località: Prefettura di Oita, Giappone

Biografia

Bohra Naono è nata l’11 giugno di un anno sconosciuto. La sua prima pubblicazione ufficiale risale al 1994, ma è probabile che fosse già attiva come doujinshika ben prima di quella data. Nelle prime opere si firmava “Bora”, senza l’allungamento, mentre il suo nome attuale è spesso traslitterato “Boura”; insieme alla fedele assistente, Naomi Watari, ha fondato il circolo NAIFU (“Knife”, “coltello” letto alla giapponese) sotto il quale pubblica doujinshi original o ispirate alle proprie storie; firma invece le doujinshi vere e proprie (Naruto, Initial D e Eyeshield 21) col nome di “Bokera Naono”. È considerata la pionera dello yaoi fantasy, ma il suo repertorio copre praticamente qualsiasi sottogenere: dalle storie ambientate in ufficio a quelle scolastiche, dal mondo degli host e dei modelli al contesto storico dei samurai: non mancano nemmeno tematiche più serie, come gli handicap fisici, le violenze, gli abusi. Ultimamente si è dedicata soprattutto al filone oyaji, ““uomini maturi”, ossia storie con personaggi over 40-50. La sua produzione consiste in una miriade di oneshot (specialità dell’autrice) raccolte in numerose antologie; a queste si affiancano alcune serie di un volume, dove non manca mai l’elemento fantasy. Ha inoltre realizzato due artbook: Doodle (artbook di schizzi) e Ringetsu. Fra le pubblicazioni non-ufficiali (doujinshi) è degna di menzione Mori no koe (2002), una raccolta di vecchie doujinshi ambientate in un mondo fantasy dove gli umani convivono con potentissimi (e schiavizzati) demoni/oni.

Sebbene il cognome sia Naono, molti fan lo considerano il nome (per l’assonanza con altri nomi giapponesi).
L’autrice si disegna in modo diverso in ogni volume (l’unico modello che ritorna è quello di un pupazzetto stilizzato al massimo, senza capelli), tanto che, estrapolati dai rispettivi volumi, gli avatar sono difficilmente riconducibili alla medesima mano.

Stile

Dal punto di vista delle trame, l’autrice riesce a creare prodotti di altissimo livello sia quando si tratta di oneshot (storie brevi, di una quarantina di pagine) sia nelle serie più lunghe. I suoi manga sono tutti etichettabili, in primis, come “commedie drammatiche”, in quanto non manca mai nÈ l’angst nÈ il comico (che si esprime, ad esempio, nei tipici disegni deformed); il lieto fine è comunque garantito, e non si scivola mai nella tragedia.
Le tavole sono piene di retini, scritte e onomatopee, e a questa ricchezza si oppone, in piacevole contrasto, la semplicità con cui i corpi e i visi sono disegnati. Il modo (particolarissimo) di distribuire le ombre dona una plasticità che, nelle scene di nudo, si traduce in una vera e propria “sensazione della carne”; i fisici sono chiaroscurati, mai statuari, mai piatti.
I personaggi sono realistici e caratterizzati così bene che è possibile riconoscerli anche estrapolandoli dalle storie a cui appartengono. La cura dei dettagli si spinge all’abbigliamento, alle espressioni, al modo di posizionare le braccia e così via. Altrettanto ben particolareggiati sono gli ambienti (esterni ed interni) in cui le trame si snodano; con pochi mobili, magari una pianta, l’autrice riesce a rendere una stanza realistica, originale e al tempo stesso immediatamente riconoscibile.

Opere

  • Body by body (1994)
  • Toraware no mi (1997): raccoglie oneshot disegnate fra il 1994 e il 1996; le trame sono ancora aspre, ma si notano già i caratteri che in seguito diverranno distintivi. Fra questi, curiosa la tendenza horror-splatter (che però non supererà mai questo limite) nella storia Naive Gespenst, in cui una scena d’amore con uno zombie si trasforma… in un letto macchiato di intestini.
  • Hohoemi no nichijou (1999): fra le storie brevi di questo volume, è degna di menzione la famosa Hinata, che racconta di un adolescente abusato dai genitori che trova la pace con un uomo vedovo e la sua bambina di tre anni.
  • Yume ni tobu tori (2000): una delle più belle antologie dell’autrice.
  • Yubisaki no koi (2001): giallo con sottofondo fantasy, è la storia di un detective privato che riesce a leggere nella mente delle persone semplicemente sfiorandole.
  • Dakishimetakunai (2002): contiene, fra le altre storie, i due capitoli della serie “Knife”, che vede protagonista un giovane sbandato di cui si innamora il dio della morte incaricato di ucciderlo.
  • Three wolves mountain (2003): forse la serie più nota ed amata dell’autrice, racconta le vicende di Susugi, un individuo scorbutico e solitario che gestisce un locale (e un annesso cimitero) sulla cima di una montagna, e dei fratelli lupi mannari Jirou e Tarou, che si ritrovano a vivere con lui .
  • Hoshigarina kimi to futsutsukana boku (2003): sotto il titolo lunghissimo di questa raccolta (traducibile con “tu avido, io insensibile”) si cela una delle oneshot più comiche dell’autrice: la storia di Yamato, timido e impacciato (l’insensibile del titolo) e del bellissimo e possessivo Lance. L’antologia raccoglie anche tre capitoli molto suggestivi ambientati nel Giappone feudale.
  • Tamago no hi (2004): è l’unica serie shoujo dell’autrice; è ancora in corso in Giappone (i volumi vengono pubblicati con un ritmo lentissimo), e narra la storia di una ragazza e quattro ragazzi in viaggio in un mondo fantastico .
  • Hajishirazu na yoru (2004): quasi l’unica antologia che non contiene neanche una storia fantasy o sovrannaturale. Degna di nota Yawarakana Ondo, storia tragicomica di un uomo col feticcio per gli orsetti di peluche.
  • Kimi ni sasayaku mirai (2005): è una serie supernaturale dall’incipit straordinario (e il proseguimento un po’ meno brillante: diciamo che l’idea era perfetta per una oneshot, ma troppo debole per un volume intero). Un ragazzo osserva con occhi sbarrati le immagini di un aereo schiantato alla televisione: su quell’aereo viaggiava il suo senpai e amante, che di lì a pochi minuti bussa alla porta.
  • Yami ni tooboe, mune ni toge (2006): un tripudio di riferimenti alla mitologia sumera, è la serie fantasy più ricca e complessa in quanto a personaggi e intreccio. La storia è quella dello studente Norito, solo e disperato perché portatore di sventura, che all’improvviso si ritrova coinvolto nelle lotte della famiglia dei discendenti di Tiamat, la dea del mare, assassinata millenni prima da Marduk, il dio della guerra crudele e vendicativo.
  • Yokubou shounen (2006): uno dei punti di maggior equilibrio raggiunti dall’autrice, l’antologia raccoglie cinque storie dai temi più disparati. Spicca per originalità Ai to chinmoku, in cui un timido scrittore in crisi creativa si innamora del proprietario di un locale e (soprattutto) della sua cucina.
  • Ikujinashi no shiawase (2007): altra raccolta splendida ed equilibrata. La storia che dà il titolo all’antologia (traducibile con “la felicità del codardo”) narra di uno studente universitario bello ma squattrinato che si innamora del suo padrone di casa, piccolo (seppur più anziano di lui) ma assai violento.
  • Harem Days (2008): tre capitoli per un amore che nasce fra le mura dell’ufficio, e può considerarsi il primo della tendenza oyaji dell’autrice. Molto più brillanti (e spettacolarmente commoventi) le altre due storie della raccolta, Itsuka no himitsu (in cui uno dei protagonisti è cieco) e Hareta yoru no hikari.
  • Yuuwaku sentiment (2008): antologia prevalentemente scolastica, con la storia principale che vede gli studenti gemelli Shin e Subaru alle prese con i loro fidanzati professori. Da notare, in questa storia, una curiosità: il vice-preside (e fidanzato di uno dei gemelli) è identico, nel nome e nell’aspetto, ad un personaggio della serie Three wolves mountain (il padre dei lupi); si tratta, probabilmente, di un omaggio che l’autrice ha voluto fare a se stessa, essendo impossibile (per la differenza delle trame) che si tratti di un cross-over.
  • Hada no ue no renai jijou (2009): serie oyaji ad impianto comico, i cui capitoli furono inizialmente pubblicati come singole doujinshi. Yamaji è un insegnante di mezz’età con il feticcio dei muscoli, innamorato pazzo del giovane e atletico Tsukishima. Il primo teme di essere scaricato a causa dell’aspetto fisico non proprio impeccabile; il secondo sospetta di essere amato solo grazie ai suoi addominali scolpiti… Ai loro dubbi e fraintendimenti si intrecciano quelli di un’altra coppia nella seconda parte del volume, mentre una oneshot fantasy completa la raccolta.
  • Renai nenrei (2009): ancora oyaji, stavolta spinti all’estremo: è la storia del severissimo direttore Hokuto, caduto in trappola del dipendente Kuramoto; quest’ultimo è tanto giovane da poter essere figlio del primo.
  • Mawaru sekai no kimi to boku (2010): antologia che mescola adolescenti alle prese con la scuola ed esseri soprannaturali, si caratterizza soprattutto per le sperimentazioni nel disegno.
  • Circle (2009): raccolta di storie brevi.
  • Hinata (2010): raccolta delle più belle storie dell’autrice realizzate nell’ultimo decennio. Contiene anche dei piccoli extra inediti e le illustrazioni a colori uscite solo su rivista.
  • Urahara to dilemma (2012): volume unico.
  • Maho Tsukai no Namida (2013): raccolta di storie brevi.
  • Mayonaka no Acchimono (2013): 2 volumi contenenti diverse storie brevi.
  • Trip Lovers (2014): volume unico.
  • Strawberry Combat (2014): è l’opera a cui sta attualmente lavorando.
  • Vocation (2016): volume unico.

Parola all’autore

Perfettamente coerente con la modestia giapponese, Bohra Naono ama riempire i suoi free-talk di scuse e critiche alle sue opere. In particolare nelle doujinshi compare sempre un’espressione traducibile con “questa storia è un’eresia!”.

Contatti

Sito web: Il sito di Bohra Naono (sito in giapponese)

Twitter: Account Twitter di Bohra Naono (account in giapponese)

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