Mangaka

Kaori Yuki

Tempo di lettura: 10 minuti

Nome e Cognome: Kaori Yuki

Data di nascita: 18 Dicembre

Segno Zodiacale: Sagittario

Gruppo Sanguigno: B

Sesso: Femmina

Località: Tokyo, Giappone

Biografia

Kaori Yuki nasce a Tokyo il 18 Dicembre di un anno mai rivelato. Il suo sogno è sempre stato quello di disegnare e di diventare in futuro una brava mangaka, per questo si è dedicata a perfezionare il suo tratto, frequentando scuole per giovani artisti. Arriva semifinalista ad un concorso indetto dalla Hakusensha e debutta poi, nel 1987, con Natsufuku no Elly, pubblicato sulla rivista Hana to Yume, fin da questa prima opera mostra uno stile accurato e ricco di dettagli e retini, che migliorerà sempre più negli altri manga successivi.

Adora le torte al formaggio e i gatti (animale domestico preferito da quasi tutte le disegnatrici giapponesi). Ha un vero debole per i film horror e la sua bevanda preferita è il caffè. Alla Yuki piace lo stile dei cantanti elettro-pop giapponesi, e usa il loro look per disegnare i personaggi dei suoi manga.

Stile

Personalmente ammiro molto questa autrice e sono felice del fatto che sia molto apprezzata sia in patria che qui in Italia. Il particolare che più mi ha colpita è stata l’assenza di fazioni: non esiste bene e male nei suoi manga, ma solo persone che fanno delle scelte. Nessuno viene giudicato e nessuno sa con certezza se si trova nel giusto schieramento. Abbiamo visto in Angel Sanctuary, demoni molto più umani e comprensibili di molti angeli viziosi e crudeli. Abbiamo imparato in God Child che nulla è come sembra e che c’è sempre una soluzione diversa dalla morte. Le tematiche trattate sono senza dubbio forti e le ambientazioni dark-gothic-cyberpunk rendono il tutto ancora più complesso, eleggendo Kaori Yuki come la miglior mangaka in questo campo. Lo stile di questa eccellente mangaka non fa che migliorare volume dopo volume, arrivando al massimo dell’espressione nel numero 26 di Angel Sanctuary, dove dà il meglio di se stessa: nessun particolare abbandonato a se stesso, personaggi descritti fin nei minimi dettagli ed una degna conclusione ad un’opera che ha tenuto il lettore col fiato sospeso dalla prima pagina. In God Child vi sono anche delle tematiche molto profonde, sulla persecuzione di un ragazzo col nome del primo peccatore dell’umanità, sul suo difficile rapporto con la famiglia. Ma l’argomento principale è il tradimento: la persona più cara a Cain, l’unica sulla quale egli ha sempre contato, finirà col tradirlo mandando in pezzi tutte le sue certezze. A parer mio quest’opera è consigliabile solo ad un pubblico maturo, non solo a causa degli argomenti di cui tratta, ma anche per il modo in cui sono trattati: lo stile della Yuki è terribilmente realistico anche se con le dovute sfumature gothic-cyberpunk e tende ad impressionare il lettore anche quando le situazioni sono solo accennate e implicite.

Opere

  • Natsufuku no Elly (1987)
  • Neji (1992): volume unico ambientato nel 2033 .
  • Wasurerareta Juliet (1992): volume unico, parte della saga del conte Cain .
  • Shounen no Fukasuru oto (1992): altro volume unico che vede protagonista il conte dei veleni .
  • Zankoku wa Douwatachi (1993): raccolta di storie brevi in cui l’autrice fa una rivisitazione delle fiabe .
  • Sareki Oukoku (1993): altro volume unico, ambientato in un regno desertico .
  • Kafka (1994): altro volume parte della saga del conte Cain .
  • Akai Hitsuji no Kokuin (1994): miniserie in 2 volumi .
  • Tenshi Kinryouku (1995): in 20 volumi è la cyber-punk story che ha segnato tutte le altre opere di questo filone .
  • Kaine (1996): raccolta di storie brevi .
  • Shounen Zanzou (1998): volume unico di stampo shounen-ai .
  • God Child (2001): manga ambientato nella Londra del settecento, dove prende vita la storia di un nobile, Cain, che si troverà a risolvere dei casi di omicidio legati ad un’organizzazione satanica, la Dalilah, alla quale sembra essere legato il suo defunto padre. Ultima parte della saga del conte dei veleni .
  • Ludwig Kakumei (2004): costituito da 4 volumi, racconta la storia di un principe molto particolare alla ricerca della sua principessa… .
  • Yorugata Aijin Senmonten DX – Blood Hound (2004): altro volume unico che vede protagonisti dei vampiri .
  • 0 no Soukoshi (2004): volume unico che racconta la storia di un profumiere .
  • Yousei Hyouhon (2005): costituito da 3 volumi, racconta la storia di un ragazzo con la capacità di vedere le fate .
  • Ningyou Kyuutei Gakudan (2008): in 5 volumi, segue le avventure di un’orchestra errante .
  • Iiki no ki (2010): composto da 6 volumi. Viene pubblicato su Aria della Kodansha ed è il primo manga della Yuki non serializzato dalla Hakusensha .
  • Ludwig Gensoukyoku (2011): è il sequel della storia del principe Ludwig ed è ancora in corso su Hana to Yume.
  • Kakei no Alice (2014): serie in 11 volumi realizzata per la Kodansha che parla di una lotta all’ultimo sangue tra consanguinei per nominare il nuovo capofamiglia.

Parola all’autore

Ecco alcuni estratti dall’intervista del 1997 apparsa sull’artbook di Angel Sanctuary:

D: Per prima cosa mi interessano i temi ispirati da Alice nel paese delle meraviglie, che si incontrano spesso nelle sue opere. Cosa le affascina così tanto della storia di Alice?
R: A dire il vero all’inizio conoscevo soltanto il film della Disney, che non mi era affatto piaciuto. Ma poi leggendo il libro ho capito che la storia originale crea un mondo caratterizzato da idee completamente diverse da quelle della realtà. Così ha iniziato a piacermi.

D: Lei ha realizzato numerose opere ambientate in Inghilterra. Qual’è il motivo per cui le interessa così tanto quel paese?
R: Infatti anche Alice nel paese delle meraviglie è una storia inglese, come pure le poesie di Mother Goose. Nonostante queste storie siano paurose, vi possiamo trovare un gusto particolare assai elegante. Penso che sia questo ad affascinarmi. A dire la verità io non conosco molto la società e i costumi inglesi, e questa mia ignoranza mi causa dei complessi. Ma allo stesso tempo, posso sentirmi libera anche quando creo storie ambientandole in Inghilterra. Credo di dover essere libera da qualsiasi condizionamento per creare un’opera interessante, che faccia divertire il pubblico. Uso spesso l’Inghilterra come ambientazione delle mie storie perchè penso di poterle rendere pià paurose collegandole alle poesie di Mother Goose. Così diventano più interessanti, no?

D: Prima ha detto che il fascino della storia di Alice è nella sua atmosfera inquietante. Può spiegarci che tipo di paura la suggestiona?
R: Ho paura dei fantasmi, non voglio incontrarli. Non voglio neanche pensare che esistano veramente. Preferisco le cose paurose inventate dagli uomini piuttosto che le cose paurose che esistono davvero. Per esempio un film che mi piace molto è Paper House. In questo film la protagonista, che è una ragazza, disegna la sua casa in un grande foglio, e quando dorme in questa casa disegnata, essa diventa vera nel sogno. Il finale di questo film è spaventoso. Suo padre spesso non torna a casa, perciò lei lo disegna fuori dalla casa, sperando in questo modo di farlo tornare presto. Ma siccome la faccia del padre le è venuta male, gli cancella gli occhi. In seguito, nel sogno suo padre torna a casa , ma non ha gli occhi e le dice arrabbiato: “Guarda cosa mi hai fatto!”. Fa paura, vero? Mi piacciono anche i film Dream Child e il film di animazione Alice realizzato con le bambole. Queste opere mi mostrano i mondi paurosi in cui voglio entrare. Spesso quando vedo certi cult movie, stranamente mi viene voglia di entrare nel mondo di quei film… Per lo stesso motivo mi piacciono anche le case delle bambole. Quando ci sono delle mostre ci vado sempre. Forse disegno paure che amo. Ah, mi fa paura anche Pierrot, il clown bianco. Tempo fa avevo un pierrot. Visto che mi faceva troppa paura l’ho gettato sul tetto. Ma pensandoci adesso il mio gesto è stato ancora più terrificante… Ah Ah Ah. Per esempio, la scena in cui un pierrot aggredisce i protagonisti del film Poltergeist mi fà paura da morire. I registi dei film horror pensano ai metodi più efficaci per fare paura al pubblico. Anch’io voglio lavorare così. A dire la verità, se non fossi diventata una fumettista avrei voluto essere una regista cinematografica.

D: Mi ricordo che ha detto che le faceva paura pensare alla fine dell’universo.
R: Sì, mi fa paura. Ammettiamo che si possa rinascere ripetutamente, anche se non ne siamo sicuri. Allora un giorno vedremo la Terra sparire, perché anche un pianeta ha una vita limitata. E quindi vedremo il niente. Se sparisce la Terra anche noi spariamo, no? Ho paura di sparire. Pure pensare alle reincarnazione mi fa paura. Infatti, anche se potessimo rinascere, mia madre non potrebbe mai essere mia madre nella prossima vita. E se immagino che sarà un’estranea senza alcun rapporto con me, mi viene l’ansia. Mi chiedo spesso anche da dove venga l’anima. Penso che un uomo che ha solo il corpo, senza anima, non sia veramente vivo. Per esempio, parlando dell’ibernazione per allungare la vita e potersi svegliare in anni lontani. Io penso che sia impossibile e inutile, perchè in un lasso di tempo così lungo l’anima lascerebbe il suo corpo. Anche se il corpo si muovesse secondo gli impulsi del cervello, non si potrebbe dire che una persona simile si sia davvero rigenerata. Non basta il corpo, ci vuole anche l’anima. Pensando a queste cose ho realizzato la storia intitolata Neji.

D: A proposito, penso che le sue storie siano sexy… Invece, le scena d’amore di Setsuna e Sara è molto esplicita, per cui risulta molto sensuale.
R: Ma chi disegna una scena simile si vergogna moltissimo a farlo (ride).

D: Io trovo un certo erotismo nelle scene che non c’entrano direttamente con il sesso. Per esempio, il rapporto fra il padrone e il suo servitore che lei descrive è un modo di amare troppo totale, che mi fa paura. Mi sembra un nuovo modo di essere dell’amore.
R: A essere sincera, questo tipo di rapporto piace al pubblico. Sembra che molti lettori pensino che Cain e Riff si amino. Io però non la penso così, anche se poi svillupo la storia in modo che possa dare questa idea al pubblico. Direi che questa è una caratteristica comune in noi autori. Vogliamo fare qualcosa di insolito perchè i lettori ricordino le nostre opere. Parliamo del rapporto fra Cain e Riff. In genere sviluppo la storia immedesimandomi col protagonista, perciò in questo caso con Cain. Inoltre sono molto capricciosa. Una persona come Riff per me è un uomo ideale. Lui è come una madre. Il loro rapporto è simile a quello fra un uccello e il suo pulcino, che vuole essere protetto e coccolato senza dare niente in cambio. Il sentimento del pulcino è simile al mio. Perciò, a dire la verità, in questo caso non do molta importanza al rapporto fra il padrone e il servitore.

D: Una delle caratteristiche delle sue opere è che anche ai personaggi secondari accadono episodi curiosi. Quando realizza una storia, ha un concetto da comunicare al pubblico in base al quale sviluppa la trama, oppure le vengono prima gli episodi?
R: Non mi è mai capitato di pensare a un messaggio prima di sviluppare una storia. Prima di sviluppare un racconto so solo che tipo di racconto voglio fare. Poi creando i personaggi studio le loro caratteristiche, compreso il loro passato. Il tema, ovvero il messaggio di una storia, si vede alla fine.

D: Per esempio, le capita di creare una storia intera solo per disegnare una scena?
R: Sì, mi capita.

D: Se non sbaglio, ho sentito che anche l’idea di Angel Sanctuary risale a molto tempo fa; Anche nel caso di Angel Sanctuary ha pensato prima alla storia e poi al messaggio?
R: Sì, ma a dire la verità non so quale sia il messaggio di Angel Sanctuary (ride). Però se qualcuno mi chiedesse che cosa volevo disegnare, direi che volevo creare un mondo crudele come un inferno in insanguinato, dove gli angeli lottassero disperatamente per amore e per odio. Perciò le scene tranquille non le disegno con molto trasporto. Le realizzo solo perché sono necessarie per la storia.

D: Allora quello che desiderava disegnare più di ogni altra cosa era una storia d’amore e odio molto cruenta, come quella di Angel Sanctuary?
R: Può darsi. Quando ho scoperto che nel mondo degli angeli esistono numerose classi, la cosa mi ha interessata molto. Così mi è venuta l’idea di Angel Sanctuary. L’ho scoperto un libro intitolato Yasoh. Ma avevo già un’idea di base, quella di una storia intitolata 1/2 moon. In essa una regina e un principe dei diavoli arrivavano sulla terra e sconfiggevano un’latro diavolo che possedeva il corpo di una ragazza diventata una star. Da allora ho sempre desiderato disegnare angeli e diavoli che volano sopra Tokyo.

D: Dunque ha creato Setsuna come protagonista solo in seguito?
R: Già. Quando mi hanno permesso di realizzare Angel Sanctuary ero davvero felice. A dire la verità, prima di iniziare questa serie ho avuto solo un mese per prepararla. E anche in quel mese dovevo disegnare alcune tavole a colori, perciò non ho avuto molto tempo per studiarla bene. Ma mentre scrivevo lo storyboard mi sentivo molto eccitata. Allora ho capito che tipo di storia volevo realizzare. Sviluppare la serie di Cain è stato molto duro, perché essendo una vicenda ambientata nel mondo umano mi poneva dei limiti. Invece in Angel Sanctuary potevo fare tutto quello che volevo. Questa è una caratteristica dei fumetti fantasy che apprezzo molto. Se faccio usare la magia ai personaggi posso sviluppare la storia in qualsiasi direzione.

D: Segue qualche regola di base quando realizza le sue opere?
R: Quando noleggio un film, scelgo quelli che mi fanno piangere. Voglio commuovermi, guardandoli. Mi piacciono i film in cui si vede che i registi hanno voglia di far divertire il pubblico. Penso che i film dei veri professionisti debbano essere così. E credo che la stessa cosa dovrebbe valere anche per gli autori di fumetti. Io disegno fumetti per farli leggere al pubblico, quandi cerco di realizzarli in modo che divertano e commuovano, anche se a volte mi viene voglia di creare opere che non sono fatte per divertire il pubblico… Quando racconto una storia, spero di riuscire a sorprendere i lettori e a tradire, in senso buono, lo loro aspettative.

D: Fra le sue opere mi pare che la storia di Sareki Okoku (Regno della ghiaia) sia diversa dalle altre. Come mai l’ha ambientata in un deserto?
R: È stato semplicemente per la mia passione per la sabbia. La sabbia è bella… La sabbia che scivola fra le dita da una sensazione così triste, ma allo stesso tempo così dolce…

D: Molti autori hanno amato il deserto come scenario per le loro opere. Infatti esistono molte storie ambientate nel deserto. Nel deserto si trovano anche le rovine…
R: Già. Per esempio le immagini dei grattacieli di Tokyo immersi nella sabbia, realizzate in un film, sono davvero affascinanti. Le cose erose mi danno una certa sensazione di tristezza… Sareki Okoku dimostra il mio vero carattere di autore. Credo di essere un’autrice di fantasy. Ora realizzo tanti tipi di storie ma penso che in fondo il genere fantasy sia la mia strada. Per me sia Angel Sanctuary che Sareki Okoku sono storie fantasy.

D: Nei suoi disegni c’è un netto contrasto di luci e ombre.
R: Pensi questo forse perché recentemente ho aumentato la parte nera. Ho reso più forte il contrasto con il bianco. Do molta importanza al contrasto. Per esempio, quando disegno un personaggio in nero, il suo sfondo lo lascio sempre in bianco. Adoro le tavole solo in bianco e nero. Ma per realizzarne una mi ci vuole molto tempo. Ci vuole anche una notevole abilità nel disegno. Infatti per fare gli sfondi in quello stile si devono caricare i dettagli delle immagini di una foto fatta apposta per gli sfondi, impiegando tempi lunghissimi. Altrimenti la parte nera di una tavola di quel genere non riesce bene. Però io non sono così brava a disegnare, e non ho neanche tanto tempo. Inoltre i miei assistenti non sono abituati a fare quel tipo di lavoro. Perciò faccio dei compromessi e finisco per usare i retini. Credi di usare più retini di altri autori di fumetti. Ma c’è un motivo. Ci sono autori che pubblicano soltanto una decina di pagine sulle riviste bimestrali. Loro lavorano tantissimo sui disegni. Il mio genere è diverso, non posso confrontarmi con loro. In ogni caso mi sono piaciute molto le loro tavole, così ho cominciato a usare un sacco di retini per realizzare tavole dettagliate.

D: Nelle sue opere appaiono molti uomini affascinanti. C’è qualcosa a cui è particolarmente attenta per rendere il fascino maschile?
R: Il fascino maschile?! Prima di tutto è importante lo sguardo. Poi non devono essere effeminati. Ci vuole sempre qualcosa di molto maschile, nel carattere, nella forma delle ossa, ecc… Poi le dita. Cerco di disegnare delle dita belle, lunghe e sensuali, eppure non sono ancora capace di farlo bene… Sto attenta anche ai capelli, sia degli uomini che delle donne. Io studio persino tutte le pettinature dei personaggi. Per esempio chi ha i capelli duri, chi li ha morbidi ecc… Anche se non riesco a renderli bene… Ad esempio Astaroth ha i capelli scolorati e rovinati.

Contatti

Sito web: Il sito di Kaori Yuki (sito in giapponese)

Twitter: Account Twitter di Kaori Yuki (account in giapponese)


Credits:

Fonte consultata: niwanoyuki.it (sito non attivo)

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