Mangaka

Kazuya Minekura

Tempo di lettura: 9 minuti

Nome e Cognome: Kazuya Minekura

Data di nascita: 23/03/1975

Segno Zodiacale: Ariete

Gruppo Sanguigno: A

Sesso: Femmina

Località: ND

Biografia

Kazuya Minekura è nata il 23 Marzo del 1975 nella prefettura di Kanagawa (dove risiede tuttora) ed è del segno dell’ariete. Nel 1993 debutta con Brother che realizza per la Kadokawa Shoten, ma era attiva già da tempo come doujinshika. Durante la sua carriera ha avuto dei seri problemi di salute che l’hanno costretta a restare in ospedale per diverso tempo, subendo anche più di un intervento.

La Minekura ha affermato che ha trovato molte difficoltà le prime volte che dovette disegnare gli occhi di Sanzo, poiché le risultavano alquanto afflosciati. Saiyuki è nato come doujinshi nel 1995, prosegue con la serie Saiyuki Reload e viene integrato da Saiyuki Gaiden, storia delle precedenti incarnazioni dei quattro protagonisti. Alla sensei piace bere, fumare, dormire e guidare l’auto ad alta velocità.

Stile

Lo stile della Minekura è veramente particolare e con il passare del tempo non è mai davvero cambiato, è uno stile caratteristico e facilmente riconoscibile. I suoi personaggi tendono ad essere molto belli, magri e alti con una particolare fisionomia. Il collo è molto accentuato e le figure sono esili con accenni di muscoli. La sensei ha un carattere idealista e le sue opere non si basano solamente su uno stile unico, e molte volte il mondo che raffigura è veramente duro, dove non si può ottenere nulla senza soffrire. I suoi personaggi non sono né buoni e né cattivi, ma sono tutti belli e dannati.

Opere

  • Brother (1993): volume unico che raccoglie varie storie brevi.
  • Just!! (1995): volume unico pubblicato dalla Tokuma Shoten.
  • Saiyuki (1997): composto da 9 volumi, è l’opera più famosa della Minekura, pubblicata anche in Italia dalla Dynit.
  • Shiritsu Araiso Koutou Gakkou Seitokai Shikkoubu (1999): due volumi che parlano di due ragazzi che fanno parte del consiglio studentesco.
  • Saiyuki Gaiden (2000): è il prequel di Saiyuki ed è composto da 4 volumi.
  • Stigma (2000): volume unico interamente a colori .
  • Bus Gamer (2001): parla di tre ragazzi che si ritrovano coinvolti in un gioco fra due compagnie il cui premio è un dischetto contenente i segreti della compagnia opposta .
  • Wild Adapter (2001): ancora in corso di pubblicazione per la Ichijinsha .
  • Sayuki Reload (2002): è il sequel di Saiyuki e comprende 10 volumi.
  • Hachi no Su (2003): volume unico .
  • Saiyuki Ibun (2009): ancora in corso su Zero-sum Ward.
  • Saiyuki Reload Blast (2009): altra serie ancora in corso. 
  • Saiyuki – Dice of Destiny (2011): brevissima serie di vignette comiche che la Minekura ha realizzato durante la convalescenza.

Parola all’autore

Intervista alla Minekura sulla rivista PAFU:

D: Saiyuki Gaiden, che è durato ben 10 anni, si è appena concluso. Deve aver provato una grande emozione, una volta completata l’opera.
Minekura: Sì, è stato molto emozionante. Ma, più che la fine, la parte più dura è stata quella in cui i personaggi trovano la morte uno dopo l’altro, quindi la conclusione vera e propria mi ha fatto esclamare: “Ah, finalmente è finita…” (ride). Un’altra opera prenderà il posto di quella appena conclusa, per cui non abbiamo avuto tempo per festeggiare il completamento dell’opera. Per non dire che restano delle parti da rifinire prima della pubblicazione del volume, anche se la serializzazione si può considerare conclusa. Proprio quando ho pensato che fosse tutto finito, ecco che il lavoro per il calendario, gli extra e via dicendo mi ha fatto ricredere: “Ehi, non è finita proprio per niente!” (ride)

D: Qual è stata la reazione dei fan?
M: L’ultimo capitolo del manga è appena stato pubblicato, per cui non ho avuto ancora modo di valutare la loro reazione ma, basandomi sulla partecipazione al Saiyuki Gaiden Memoirs, il supplemento uscito su WARD, mi sono detta: “Ah, il Gaiden è stato letto da così tante persone…” Sono davvero riconoscente a tutti i lettori.

D: A proposito della serializzazione del Gaiden, iniziata 2 anni dopo la pubblicazione della serie principale, pare che lei non avesse in mente la trama quando ha cominciato a disegnare gli avvenimenti del Tenkai.
M: È vero, non avevo pianificato niente prima di iniziare. Non avevo pensato a nessun episodio in particolare quando parlai del periodo trascorso 500 anni prima da Goku in Saiyuki, eppure la permanenza della scimmia nel Tenkai è molto importante nella prima metà della leggenda originale “Viaggio in Occidente”. Avevo pensato di disegnarla in futuro. Ma, visto che, sicuramente, sarebbe stata una lunga storia, non me la sono sentita di inserirla nella storia principale. Perciò, dopo aver creato i personaggi, ho chiesto al mio editore: “Perché non realizzare questa storia come un’altra faccia di quella principale?” e, da qui, il Gaiden ha avuto inizio. Bisogna dire che l’opera veniva pubblicata ogni due mesi e ogni capitolo era composto all’incirca da una decina di pagine, perciò procedeva a rilento.
Editor: In realtà, il mio primo lavoro, entrando nella compagnia, fu quello di cercare in biblioteca informazioni sull’origine della poesia cinese che appare nel capitolo 1 del Gaiden.

D: Per cui… si può dire che ci fu un collegamento con l’editore al momento della realizzazione dell’opera. Ho sentito che, spesso quando crea i suoi personaggi, si basa su persone reali ma, nel caso del Gaiden, doveva creare dei personaggi che avrebbero finito per reincarnarsi nel gruppo di Sanzo. Quali sono state le differenze in questo processo?
M: Non saprei spiegare le differenze ma ciò che ho tenuto in mente è stato il fatto che, sebbene i loro volti fossero gli stessi e il loro carattere piuttosto simile, non dovessero apparire uguali in tutto e per tutto, perché si trattava pur sempre di personaggi differenti. In realtà, crearli fu facile. Ma iniziai la serializzazione senza specificare chi fosse la vita precedente di chi. Ammetto che fu una mancanza imperdonabile. Eppure a tutti basterebbe un’occhiata per identificare la vita precedente dei membri del gruppo di Sanzo… All’inizio, non volevo che Konzen e gli altri assomigliassero a Sanzo e compagni ma dovevo pur creare una somiglianza. Non dovevano ricordare solo nell’aspetto i personaggi della storia principale ma i loro comportamenti. Comunque con il procedere della storia, i personaggi cominciarono a diventare indipendenti e i lettori a familiarizzare con loro. Così, alla fine, sono stata capace di lasciare che i personaggi proseguissero per la loro strada. Diversamente da Konzen e gli altri, Goku rimane sempre lo stesso personaggio anche se, nella serie principale, ha perso i ricordi del periodo trascorso nel Tenkai.

D: Quali sono le sue impressioni quando lo disegna?
M A proposito di Goku, all’inizio l’ho disegnato senza prestare particolare attenzione al fatto che fosse diverso da quello della storia principale. Ho fatto in modo di renderlo il bambino più adorabile, innocente e puro possibile ma senza alcun aspetto shota (ride). Nella storia principale e nel Gaiden ho fatto del mio meglio. In seguito, con il lento maturare del Goku della storia principale, con la sua crescita interiore, le differenze con il bambino del Gaiden sono venute fuori da sole. Penso che il cambiamento e la maturazione di Konzen siano stati i più evidenti.

D: Quando ha avvertito maggiormente questo mutamento?
M: Durante l’episodio della rampa di scale nella tromba dell’ascensore del volume 3, quando Goku cade e Konzen si lancia in suo aiuto. In quell’occasione, Konzen mostra delle emozioni e io ho pensato che si trattava della prima volta che ero stata capace di renderlo così pieno di vita. Disegnare Konzen è piuttosto difficile e in quella scena, per la prima volta, mi sono divertita a disegnarlo. In seguito, quando la scena della rampa di scale venne trasposta nel CD Drama, Seki Toshihiko-san mi disse: “Konzen è un personaggio che non si scalda facilmente, diversamente da Sanzo, perciò, nel prestargli la voce, dovrò essere più pacato ma sarà davvero difficile per me” (ride). In altre parole, fino a quel momento, il doppiatore del dio dai capelli biondi si era dovuto trattenere mentre quella è stata la prima scena in cui Konzen urla con tutte la sua voce.  Le scene delle morti sono state dolorose… ma anche divertenti!

D: Uno dei simboli della storia è “il ciliegio”. Esso simboleggia la “caduta” dei quattro, non è così?
M: Sì. In realtà sarebbero dovuti essere dei fiori di pesco, seguendo la leggenda originale del “Viaggio in Occidente”, ma, a mio avviso, questi fiori non erano adatti, perciò ho scelto i fiori di ciliegio. Per un giapponese, i fiori di ciliegio sono più facili da immaginare, in più simboleggiano “la separazione”. Semplicemente mi diverte disegnare i fiori ma quando leggi l’opera sapendo che i personaggi, alla fine, moriranno e li paragoni al gruppo di Sanzo, questo trasmette al Gaiden una splendida sensazione di vuoto. Non penso che in molti leggerebbero Saiyuki se sapessero, dall’inizio, che i membri del gruppo di Sanzo moriranno (ride). Perciò, nel Gaiden, oltre ai fiori di ciliegio ne ho disegnati altri che simboleggiano sia la vita che la morte.

D: Dal momento che la fine era stabilita, è stata impaziente di arrivare alla conclusione?
M: No, semmai è stato il contrario. Non ci sarebbe stato tempo di dilungarsi una volta che gli eventi avessero preso a muoversi, per cui, prima della catastrofe, volevo disegnare quante più possibili scene di vita tranquilla. Di certo, questa decisione ha finito per rallentare la serializzazione…(ride).

D: Quindi ci sono stati degli episodi che ha dovuto tagliare?
M: Se avessi avuto più spazio, mi sarebbe piaciuto inserire più episodi con Tenpou e Kenren o storie incentrate sull’esercito. Come dire, sono il tipo che si preoccupa molto della reazione del pubblico, perciò se leggo commenti del tipo: “La storia non sta andando da nessuna parte!”, inizio a pensare: “Ok, è meglio che passi alle morti dei personaggi” (sorriso affranto). Ma una volta finito il Gaiden, al contrario, ho ricevuto commenti come: “Avrei voluto vedere di più” o “Non è stato abbastanza”…Disegnare manga non è affatto facile.

D: Credo che il nuovo ambiente di lavoro che ha sperimentato dopo aver cambiato rivista e il conseguente mutamento dei tempi di consegna siano stati la causa principale della lunga durata dell’opera. Si è mai sforzata di tenere alta la tensione davanti a tutto ciò?
M: Parlando del cambiamento dei tempi di consegna delle tavole, come dire, ho cercato di convincermi che non fosse cambiato nulla rispetto al passato. Che la rivista uscisse ogni quattro mesi o ogni due, per me, i tempi di consegna arrivavano sempre troppo presto. Tutte le volte mi dicevo: “Eh? Non avevo disegnato il capitolo il mese scorso?” Mi sembrava di non avere un attimo di tregua. Se devo essere sincera, è stato un bene che la fine fosse stata già decisa. Il Gaiden è stata, finora, l’opera più facile da disegnare, per me. L’impostazione principale era già stabilita perciò gli unici problemi rimasti riguardavano piccole parti e quando cominciare ad avviarsi verso la fine. Dopotutto, una volta cominciato, non si può tornare indietro. Così, sono rimasta sorpresa quando quelli della redazione mi hanno chiesto se avessi potuto continuare a disegnare per un altro po’ ma ho risposto che era impossibile (ride).

D: Abbiamo avuto modo di seguire fino alla fine il cammino intrapreso dai quattro ragazzi dopo che si erano barricati nel castello. Aveva deciso fin dall’inizio che sarebbero morti uno dopo l’altro?
M: Sì, la decisione era stata più o meno presa.

D: Quali sono stati i suoi sentimenti dopo aver disegnato il volume 3, quello che, spiritualmente, è più doloroso della fine stessa?
M: Potrebbe sembrare strano ma mi sono divertita a disegnarlo. Probabilmente lo è stato per tutti noi. Specialmente considerando che i primi due personaggi muoiono con il sorriso sulle labbra. Qualcosa del tipo: “Non è forte morire in un modo così spettacolare?” Ecco cosa provavo mentre disegnavo ma, subito dopo, avvertivo un senso di vuoto… Dopo la morte di Kenren, mi sono sentita vuota. Ho detto a Yun Kouga (l’autrice di Loveless): “Non ho più forze.” e lei mi ha risposto: “È troppo presto per sentirsi così!” (ride). Allora mi sono resa conto di avere ancora molto da disegnare. Questa sensazione si è ripetuta per 3 volte.

D: Non deve essere stato facile. Forse è stato più doloroso disegnare Goku, rimasto solo dopo la morte dei tre?
M: Mi è dispiaciuto per Goku, abbandonato. Perciò non ho voluto lasciarlo in quello stato a lungo. Ecco perché, poco dopo, l’ho disegnato in versione Seiten Taisei impazzito, come se avesse perso il suo “io”. Non avevo proprio voglia di mostrarlo così addolorato.

D: Mi ha davvero commosso la scena in cui Kannon appare davanti al Seiten Taisei Goku.
M: La ringrazio. Alcune persone avevano temuto che Kannon avesse potuto picchiare nuovamente Goku, visto che era già accaduto in passato (ride). Stavolta, però, volevo mostrare qualcosa di diverso. Perciò ho deciso di disegnare una scena insolita.  E’ stato terribile e drammatico assistere alla distruzione della pace del Tenkai, dove era proibito uccidere.

D: Cosa aveva in mente, in veste di regista del Gaiden?
M: Quando Goku diventa, per la prima volta, Seiten Taisei, perdendo il controllo, volevo rendere grottesca la morte dei presenti. Miravo a mostrare quelle scene così tragiche per sottolineare il contrasto con i giorni pacifici del Mondo Celeste. Non è stato affatto difficile (ride).

D: Dal terzo volume in poi, proprio quando la storia si avvicina al momento cruciale, Goujun ricopre il ruolo di narratore. Perché ha scelto di fare di lui il narratore?
M: Gli altri sarebbero morti, qualcuno avrebbe pur dovuto raccontare i fatti (ride). Goujun era il solo personaggio in grado di riportare gli avvenimenti in modo obiettivo. La cosa non è ancora decisa al 100% ma, dal momento che, molto probabilmente lui e Jeep sono la stessa persona, veglia sui 4 fino alla fine. Kannon si trova in una posizione simile ma, nel suo caso, è messa un po’ in disparte. Goujun avrebbe osservato i 4 pensando: “Non riesco a capire questi ragazzi” e, alla fine, le cose non sarebbero cambiate poi tanto. Probabilmente, il Re Drago avrebbe voluto capirli di più e, da qui, la scelta di diventare Jeep. Ho deciso di fare di Goujun il narratore quando era ormai chiaro che i protagonisti non avrebbero potuto vivere in pace i loro giorni.

D: Abbiamo visto Nataku nella preview di Saiyuki Reload Blast. È stato un personaggio chiave nel Gaiden e, ora, rappresenta il collegamento tra la serie del Tenkai e la storia principale, dico bene?
M: Proprio così. In realtà penso che, anche se Nataku non fosse mai esistito, i 4 avrebbero abbandonato comunque il Tenkai. Ma, prima di tutto, volevo un personaggio chiave nel Gaiden e, più di ogni altra cosa sapevo che, per collegare presente e passato, avrei avuto bisogno di un altro personaggio che, oltre a Goku, potesse riunire i fili spezzati delle vite precedenti. Così ho lasciato in vita Nataku. Ecco perché, ora che il Gaiden si è concluso, la storia principale può, finalmente, volgere alle battute finali.

D: La serializzazione del Gaiden si è conclusa ma ho sentito che intende disegnare ancora qualcosa sulla storia di Tenpou e Kenren.
M: All’inizio, avevo pensato di disegnare ciò che avevo in mente su Arcana. Per questo scopo, avevo ideato diverse one-shot. Alla fine, le cose non sono andate in porto e non fui capace di inserirle lì. Ma i lettori volevano saperne di più su questi due personaggi, a maggior ragione dal momento che avevo confessato di non essere riuscita ad inserire un episodio sul primo squadrone nella prima parte del Gaiden… Dopo la loro morte, ovviamente, non avrei potuto disegnarli…(ride). Per adesso, credo che mi dedicherò a Saiyuki Ibun, aspettando l’occasione giusta. Non so quando avrò la possibilità di inserire la storia dedicata a Kenren e Tenpou. Non posso fare altro che consigliarvi di tenere d’occhio la rivista… potrei decidermi in qualunque momento!

Contatti

Sito web: Il blog di Kazuya Minekura (sito in giapponese)

Twitter: Account Twitter di Kazuya Minekura (account in giapponese)

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