Ema: le tavolette shintoiste dei desideri

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Scommetto che ti sarà capitato di imbatterti in alcune particolari tavolette di legno, magari proprio quando il tuo protagonista preferito decide di andare al tempio il primo dell’anno. Ti sei chiesto che cosa sono? Che significato hanno per il giapponesi? Sei capitato nel posto giusto, scopriamo insieme cosa sono le ema.

Prima di immergerti in questo articolo devi sapere che una delle religioni più diffuse in Giappone è quella shintoista che prevede l’adorazione dei kami, che possono essere divinità o semplicemente presenze spirituali. Le ema di cui ti parlerò sono legate a questa religione e le puoi trovare nei templi.

Tavolette votive per affidare agli spiriti i propri desideri

 An di La Clessidra - Ricordi d'amore, affida il suo desiderio alla tavoletta con la stampa "wish"
An di La Clessidra – Ricordi d’amore, affida il suo desiderio alla tavoletta con la stampa “wish”

Entrando nei vivo di questo articolo, posso dirti che le ema sono tavolette di legno votive, hanno la forma di un pentagono irregolare, sono larghe 20 cm circa e all’apice hanno uno spaghetto per poterle appendere. Ne puoi trovare tantissime nei templi giapponesi, appese l’una accanto all’altra e tutte piene di scritte e decorazioni. I religiosi shintoisti scrivono sulle tavolette i propri sogni e desideri, e successivamente le appendono nel tempio sperando che gli spiriti le possano leggere e così ascoltare le loro preghiere.

Non ci sono limiti ai desideri, i giapponesi scrivono di tutto, dalla pace nel mondo, all’amore, ad un buona carriera lavorativa, alla salute, qualsiasi tipo di cosa è quasi sempre ben accetta, pensa che i mangaka molte volte le decorano con bei disegni pregando per il proprio successo.

Quando si acquista una tavoletta ema la si può scegliere completamente vuota, con qualche figura particolare, di solito di tipo animale oppure con stampata la parola “wish” o “negai”, cioè desiderio in giapponese.

Origini antiche legate ai cavalli

Ema con cavallo bianco, molto popolare come stampa
Ema con cavallo bianco, molto popolare come stampa

La parola “ema” ha origine da “uma” ovvero cavallo, infatti il termine ema lo possiamo tradurre letteralmente come “dipinto di cavallo”. Ma cosa centra il cavallo, ti starai chiedendo. Devi sapere che una delle decorazioni più frequenti che trovi dipinte sugli ema è proprio un cavallo, di solito bianco, ma per capire questo legame devi fare un salto nel passato.

In passato i cavalli venivano offerti ai templi in cambio di salute e benedizione, o quando un cavaliere moriva, il suo destriero veniva donato al tempio, in modo da accompagnare l’anima del suo padrone nell’aldilà. Era un rituale praticato soprattutto dalle famiglie ricche che potevano permettersi i cavalli.

Di solito venivano offerti cavalli bianchi, erano considerati divini, e il bianco è simbolo di purezza nello shintoismo.
Con il passare degli anni, offrire un cavallo diventò proibito e aveva un certo peso sull’economia, così venne sostituito da un modellino in argilla fino poi ad evolversi in un dipinto su tavoletta. Queste offerte, visto l’ampio costo che avevano i cavalli, erano fatte dai ricchi, dall’elite giapponese, ma man mano che hanno preso piede le tavolette ema, è diventata una pratica molto diffusa da tutti.

Ema e shoujo: quando compaiono?

Tsukushi e Yuki di Hayori Dango in visita al tempio il primo dell'anno
Tsukushi e Yuki di Hayori Dango in visita al tempio il primo dell’anno

Le ema nei nostri amati fumetti compaiono soprattutto nel periodo di Capodanno, il primo dell’anno nuovo. I nostri protagonisti usano per tradizione recarsi al tempio, per fare la prima preghiera di buon auspicio per l’anno nuovo, e tra i vari rituali non può mancare la tavoletta ema, dove scrivono i propri sogni. Di solito sono desideri verso l’amore, la persona amata, l’amicizia e la scuola.

Penso che sia una pratica davvero molto bella per iniziare l’anno nuovo così, tu che ne pensi? Sei stato in Giappone e hai visto un ema da vicino? Oppure che desiderio affideresti agli spiriti se avessi l’opportunità di scriverne una?

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